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Marino e quel perdono che diventa un “problema” politico

Il Sussidiario, mercoledì 2 febbraio 2011

“Sono rimasto molto colpito quando lei è venuto a porgere le condoglianze a me e a mia mamma. Quindi la ringrazio davvero e le chiedo se può in qualche modo estendere la mi gratitudine a tutto il paese che orgogliosamente lei amministra, una comunità composta da bella gente e col cuore grande”. Le polemiche cominciano qui. Chi scrive è Marino Occhipinti, ex componente della banda della Uno bianca, condannato nel 1994 all’ergastolo per omicidio e attualmente in carcere a Padova. Ha usufruito di un permesso in occasione del funerale del padre, lo scorso 18 gennaio. Nella piccola chiesa di Spinello, vicino a Santa Sofia, in provincia di Forlì, Occhipinti rivolge ai presenti un messaggio. Parla a braccio. «Un teatrino», dirà polemica l’associazione che riunisce i familiari delle vittime.
Alla fine della cerimonia il sindaco di Santa Sofia, Flavio Foietta, fa le condoglianze alla moglie di Emanuele Occhipinti, Graziella, ai parenti, e a Marino. «Mi ha molto colpito quello che Occhipinti ha detto dall’ambone – dice il sindaco al sussidiario -. Poi, quando ho avuto modo di accostarlo, gli ho stretto la mano. Non ho stretto la mano di un delinquente, ma di un uomo che viveva innanzitutto un travaglio interiore».
È restio a parlare, il sindaco Foietta. Ha reso pubblica la lettera che Marino Occhipinti gli ha spedito dal carcere, per ringraziarlo del suo gesto. “Il giorno dopo il funerale del babbo sono passato tre volte in municipio perché sentivo forte il desiderio di ringraziarla, ma non sono riuscito mai a trovarla”. La risposta del sindaco crea scandalo: «auspichiamo un suo completo e totale rientro nella nostra comunità», scrive Foietta. Il vice sindaco di Forlì, Nicola Candido, esponente dell’Idv, condivide e gli esprime il suo sostegno. La sinistra lo “scomunica”, il Pdl comprende ma si dice «indiscutibilmente e senza ombra di dubbio dalla parte delle vittime e dei loro familiari».
Non era questo però l’intento di Foietta. Né insidiare il principio della certezza della pena, né farsi pubblicità. È tranquillo, convinto di non aver tolto nulla alle vittime e ai loro familiari. «Ribadisco la mia totale solidarietà e vicinanza nei confronti di chi ha perso i propri cari. Capisco il loro dolore. E sono molto più arrabbiato con chi ha commesso certi crimini e se ne sta in Brasile (il riferimento è a Cesare Battisti, ndr). Una situazione completamente diversa da quella di Occhipinti. Io sono andato al funerale – spiega il sindaco – innanzitutto perché conosco la madre di Occhipinti, una donna sincera e buona, di una buona e onesta famiglia di contadini della nostra montagna. Mi sembrava una cosa doverosa. In quell’occasione c’era anche Marino Occhipinti, che non conoscevo, e quando sono andato a fare le condoglianze alla madre e ai familiari che erano lì, le ho fatte anche a suo figlio».
Colpiscono il sindaco le parole che Marino dice a braccio dopo la funzione. “Grazie a tutti voi che siete qui. Io ho fatto molto soffrire il mio babbo. Proprio in questi giorni mi sono reso conto di non avergli nemmeno mai chiesto scusa, e allora lo faccio adesso anche se, ne sono sicuro, seppur con grande sofferenza lui mi ha perdonato fin dal primo giorno”. “Per ultima cosa voglio ringraziare, e lo faccio davvero con tutto il cuore, tutto il paese di Santa Sofia per la capacità con la quale ha saputo riaccogliermi”.
«Ho fatto le condoglianze a Marino Occhipinti – spiega Foietta – esattamente come alla madre e agli altri familiari. Poi non l’ho rivisto, lui mi è venuto a cercare in ufficio e mi ha mandato la sua lettera. È la lettera sincera di un uomo che ha la volontà di redimersi, pur avendo di fronte il carcere a vita. Ecco perché l’ho pubblicata, ed ecco il perché della mia risposta».
Una risposta che Foietta, impressionato dal clamore, tiene il più possibile a sminuire. «È incredibile come sia stata giudicata uno schiaffo alla giustizia. Sono cristiano, e da cristiano penso di avere detto una cosa normale. Ho parlato a nome mio personale, convinto di farlo. Non come sindaco, ma come uomo. Credo però di avere interpretato tutti quelli che riempivano la chiesa, perché della gente di Spinello, la frazione dove lui è cresciuto, era piena la chiesa parrocchiale».
Ma Foietta ha avuto il torto di far diventare pubblico un sentimento privato. «Guardi, ho il massimo rispetto della legge e la massima stima per il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine. L’ho detto e lo ripeto a lei. Ma mi guardo bene dal fare il giudice, perché uno in più non serve. C’è già un giudice che sta sopra di tutti, ci sono i giudici terreni e io non discuto il loro ruolo. Io ho solo apprezzato il fatto che Occhipinti poteva starsene in carcere, fregandosene di rimanere delinquente nell’animo, e invece ho saputo che vive un percorso suo personale di riabilitazione. Secondo me non si può non apprezzare una cosa così». Fa una tirata, Foietta, nella quale c’è tutta l’eco delle polemiche finite sui giornali, il rammarico di essere stato frainteso.
O, forse, di aver tirato in campo un’altra logica. «Credo, come ho detto fin da subito quando è scoppiato questo caso, nella redenzione. E la redenzione non è soltanto alla fine del mondo, ma anche nella vita quotidiana. Si può cambiare e penso che a Marino Occhipinti faccia anche più male, perché quando uno è un delinquente incallito non gliene importa niente del male che ha fatto. Se invece comincia a rimuginare e si pente del male che ha commesso, qualunque esso sia, è come una ferita aperta che rimane sanguinante. E riuscire a fare qualcosa per sé e probabilmente anche per gli altri, stando in carcere, penso che sia apprezzabile. Io l’ho intesa in questa maniera».
Anticipa, il sindaco, una domanda che viene spontanea. «Non ho da fare nessuna carriera politica, sono solo l’amministratore di un piccolo comune e la mia è una presa di posizione personale, che ribadisco come cristiano. Ho fiducia nelle leggi e nella magistratura. Ma nei piccoli comuni il sindaco è non dico un padre, ma uno sta ad ascoltare tutti, e non può essere insensibile alla disgrazia di una mamma che si ritrova a dover avere sulle spalle una tragedia familiare come questa. Non potevo lasciarla sola».
Gli hanno obiettato che parlare di redenzione non si addice a un politico. «Perché? Penso al contrario che se i politici fossero più cristiani sarebbe meglio. Non bigotti, ma cristiani sì. In un mondo dove i valori sono ormai altri, se qualcuno è cristiano nella politica penso possa fare solo del bene. Davvero, non avrei mai immaginato di suscitare tutto questo clamore».
Nemmeno avrebbe alcun imbarazzo, dopo il suo gesto, a parlare con chi piange le vittime della Uno bianca? «Assolutamente no. Mi dispiacerebbe che fosse diverso per loro. Non ci sto bene agli onori delle cronache per un gesto che ritengo innanzitutto un atto di umanità. Vorrei solo, davvero, che ora la cosa finisse qui».

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