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Carceri, dal lavoro la dignità. La bella «impresa» di Padova

Corriere del Veneto, venerdì 23 dicembre, pagina 9

di Manlio D’Agostino

Benedetto XVI nel corso della visita alla casa circondariale di Rebibbia, ha posto l’accento sulla dignità di chi sconta una pena, rimettendo al centro la necessità tanto di ristabilire la giustizia, quanto di rieducare le persone detenute, ricorrendo anche alle pene non detentive o 3 modalità diverse di detenzione…
D’altro canto, era stato proprio il Ministro della Giustizia Paola Severino a dichiararsi disponibile a trovare soluzioni alternative, per ridurre l’inumano sovraffollamento delle carceri, accogliendo i precedenti e numerosi appelli dei Radicali.
La questione è certamente molto delicata e complessa con una serie di risvolti, certamente non secondari ma, che potrebbero tramutarsi in punti di forza, se fatti in una ottica di riforma strutturale e non semplicemente per tamponare l’ennesima emergenza (con limitati palliativi), intervenendo tanto sulle cause, quanto sui principali drivers.
Si potrebbe partire, almeno, dal bilanciamento di alcuni elementi basilari: la garanzia di giustizia, e non solo in applicazione di una condanna processuale (altrimenti rischiamo di offrire la errata percezione della disapplicazione del diritto); la rieducazione, come strumento per il reinserimento sociale; la consapevolezza che le forze di polizie (soprattutto la Penitenziaria) vivono spesso un pari disagio, e che non si può gravare ulteriormente su loro. Peraltro, ogni persona detenuta ha costi elevati per la collettività, sia economici che sociali (misurabile, ad esempio, nell’alta percentuale di recidiva). Per fortuna – oltre alle tinte fosche – esistono in giro per le carceri italiane, ancora uomini di buona volontà che portano avanti progetti positivi, esempio per costruire le linee guida di una nuova proposta di riordino di medio-lungo termine: imprenditori (e non solo imprese!) che con passione e sacrificio sono riusciti a coniugare la capacità di rieducare attraverso il lavoro, senza gravare sui conti pubblici, riuscendo anche a declinare alcuni valori cristiani («Il profitto è utile se, in quanto mezzo, è orientato ad un fine che gli fornisca un senso tanto sul come produrlo quanto sul come utilizzarlo»).
Per brevità, senza voler fare torto agli altri progetti (altrettanto importanti e validi), possiamo ricordare come al Due Palazzi di Padova vengono prodotti e distribuiti (pochi numericamente, ma significativi socialmente) «panettoni dal carcere», preparati artigianalmente dai alcuni rei-lavoratori che scontano pene di medio lunga durata: oltre alla riconosciuta bontà (sono molteplici i premi conferiti alla «pasticceria » Giotto), i più grandi risultati sono la significativa riduzione del tasso di recidiva (per chi esce dal carcere dopo essere stato coinvolto in questi progetti) e la maggiore facilità di reinserimento in società. Ma, soprattutto, negli occhi di queste persone si legge chiaramente, la dignità chi voglia di ricominciare, pur segnati dalla dura consapevolezza degli errori commessi.

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