Maria Grazia Cucinotta in visita al Due Palazzi
Il Mattino di Padova, martedì 12 dicembre, p. 18
di Aldo Comello
Il lavoro per i detenuti è una medicina salvavita, sono pillole di speranza distribuite ogni giorno che rendono più sopportabile una esistenza altrimenti buia e smarrita. Questo concetto dà molta forza all’iniziativa di ieri.
Al carcere penale Due Palazzi è stato presentato, alla confluenza tra il post-indulto e il periodo prenatalizio, il bilancio di un anno e qualche idea per il futuro. Sono 90 i reclusi che lavorano, turni di 4 ore, assunti e stipendiati dal Consorzio di cooperative sociali Rebus di cui fanno parte Giotto (multiservizi), Punto d’Incontro (informatica), Cusl (editoria) e Work Crossing (ristorazione). L’astro, attorno a cui girano le elittiche di questi pianeti, è la Compagnia delle Opere e, infatti, ieri, a visitare i laboratori produttivi della Casa di Reclusione c’erano Graziano Debellini e i dirigenti del Centro Papa Luciani. Ma la relazione che ha fatto da sfondo a questo viaggio tra le tonnellate di ferro dei cancelli blindati e, attraverso corridoi che non finiscono mai, è stata svolta da Nicola Boscoletto, presidente del Rebus. Giornalisti, operatori, fotografi fanno strascico al direttore del carcere, Salvatore Pirruccio, e a una coppia irrituale, il procuratore Capo della Repubblica, Pietro Calogero, siciliano, e, testimonial dell’evento, Maria Grazia Cucinotta, siciliana. Lei è bella, alta come una svedese, ma con colori e forme mediterranei, capelli e occhi color antracite, un fisico da supervamp, ma affinato da una sorridente disponibilità, che faranno anche parte del patrimonio professionale, ma che vengono porti con estrema spontaneità. Con lei il rigore delle regole non va in vacanza, ma viene ingentilito e anche il sorriso di Calogero è più solare del consueto. Boscoletto spiega che il lavoro in carcere consente un abbattimento drastico della recidiva. L’esperienza del Consorzio è significativa: a fronte di una media nazionale vicina all’80%, quelli che, avendo lavorato nella cooperativa tornano a delinquere, arrivano appena al 5-10%. Il che vuol dire più sicurezza, abbattimento dei costi sociali, minori spese a carico del sistema giustizia. La fabbrica dei manichini: un detenuto versa un composto dentro una forma che sembra il sarcofago di Tutankamon, è una sorta di plastica che si rapprende e poi viene seccata. Manichini per il mondo. Dai Due Palazzi li esportano negli Usa e in Giappone. Salta fuori, ma questo a propostito delle valigie Roncato, che il lavoro artigianale dei detenuti è talmente buono, da abbassare fortemente il numero degli scarti, riportando a casa un pò della produzione delocalizzata. Dal piccolo laboratorio della Morellato al Due Palazzi, gioielli e bigiotteria, partono prodotti destinati agli 11 mila negozi della ditta distribuiti nel mondo. Profumo di vaniglia, di pasta fresca. I panettoni prodotti qui sono la fine del mondo. Ieri ne hanno tagliato uno da cinque chili, un altro è stato inscatolato in una «casetta di Giotto», confezione natalizia da sballo, opera sinergica a cui ha concorso il laboratorio di cartotecnica che, in occasione della ricorrenza dei 700 anni della Cappella degli Scrovegni, ha realizzato una linea di oggetti che affascina il turismo culturale. Cucinotta, coccolata, concede autografi a nastro, fin sui post-it e sulle bustine della Morellato che diventeranno reliquie. «Non so quanti ne ho firmati, comincerò a preoccuparmi – dice – quando non me ne chiederanno più. E’ la prima volta che visito un carcere, mi piacerebbe dare un po’ di speranza, collaborare al riscatto di queste vite». Alla fine, festa nel bar della polizia penitenziaria: un plotone di agenti si ammucchia attorno alla Cucinotta, fotografie con i telefonini, sorrisi, strette di mano e tanti arrivederci struggenti perché anche questi uomini, per lavoro, passano in carcere gran parte della loro vita.
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