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Attività Rebus ’06

Incontro prenatalizio con la stampa nella casa di reclusione di Padova per presentare un anno di iniziative e lanciare alcune idee sul carcere.

Mercoledì 6 dicembre 2006 alle ore 12.30 nell’auditorium della Casa di Reclusione di Padova (via Due Palazzi, 2) il consorzio sociale Rebus, alla presenza dei detenuti e di autorità, ha illustrato il resoconto delle attività svolte con i detenuti durante il 2006: un percorso virtuoso iniziato sedici anni fa, come esempio di economia sociale e di collaborazione tra aziende profit e non profit.
Nel corso della visita guidata, alla presenza del direttore del carcere Salvatore Pirruccio, sono stati presentati i prodotti e le iniziative realizzate nel 2006. In primo luogo i presenti hanno potuto assaggiare i panettoni impastati, cotti e sfornati dai detenuti e successivamente confezionati nella “scatola Giotto” realizzata dal laboratorio di cartotecnica interno alla struttura. È stata presentata anche una nuova linea di biscotti che verrà commercializzata, come i panettoni, anche al caffè Pedrocchi di Padova, rappresentato dal direttore Federico Menetto.
Frutto di una collaborazione con la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, rappresentata da Pierluigi Gambarotto, sono invece le prime formelle in ceramica della “Selezione Scrovegni” all’interno di un raffinato “cofanetto Giotto”. «Un modo nuovo di presentare il nostro patrimonio storico e artistico», ha commentato l’assessore alla cultura del comune di Padova, Monica Balbinot, «con una componente sociale che dà un valore aggiunto».
Ottimi anche i risultati del call center, che da via Due Palazzi raccoglie parte delle prenotazioni per l’azienda Ulss 16 di Padova. «La sperimentazione ha dato risultati lusinghieri», ha commentato Daniele Donato, direttore sanitario e capo progetto, «la gestione delle prenotazioni mediche ad opera dei detenuti ha standard pari a quelli dei migliori dipendenti dell’azienda».
Al termine della mattinata è stato firmato il protocollo per lo Sportello Lavoro in carcere – un canale per ottimizzare l’inserimento lavorativo dei detenuti – tra il Consorzio sociale Rebus rappresentato dal presidente Nicola Boscoletto, il Ministero della Giustizia, con il direttore del carcere Salvatore Pirruccio, la Provincia di Padova con il dirigente Claudio Sarcona, il Comune di Padova nella persona del vicesindaco Claudio Sinigaglia. Quest’ultimo ha anunciato la costituzione di un tavolo di coordinamento sul carcere, precisando che in gennaio su questi temi si terrà al Due Palazzi un consiglio comunale aperto. Al termine, l’intervento dell’assessore regionale al Sociale Stefano Valdegamberi, per il quale le attività del consorzio Rebus sono un esempio per tutto il sistema delle carceri italiane.
Di grande rilievo le cifre presentate da Boscoletto sull’attività del consorzio. In un anno, più di 160 i colloqui conoscitivi, 90 i detenuti coinvolti in attività formative, per la precisione 70 nei corsi di cucina e pasticceria e 20 nell’annuale corso di giardinaggio. Altri 15 sono i detenuti già occupati nelle attività di ristorazione all’interno del carcere e che stanno frequentando un corso di qualificazione professionale di cucina e pasticceria
Per quanto riguarda gli inserimenti lavorativi, si parla di 95 persone all’interno del carcere, di cui attualmente in forza 67, alle quali vanno aggiunti 16 detenuti che lavorano all’esterno grazie alle misure alternative, di cui 14 attualmente in forza. Ben 21 i cosiddetti “indultati”, con un problema grave per molti cittadini stranieri, che in seguito al provvedimento si sono ritrovati privi di permesso di soggiorno.
In merito all’indulto, il presidente del consorzio Rebus Boscoletto ha proposto alcuni spunti di giudizio che nascono dai dati storici e dall’esperienza diretta all’interno del carcere. «Dal ’46 al ’90 in Italia sono state fatte 21 amnistie e 17 indulti», ha ricordato il presidente, «in media una ogni 2,5 anni. Dal 1990 al 2006, un arco di tempo enorme, solo l’indulto di quest’anno. Parliamo quasi di un atto dovuto, peraltro approvato dall’85 per cento del Parlamento: sarebbe bene che se ne ricordasse qualcuno che oggi ne disconosce la paternità».
Secondo Boscoletto il vero problema sta nel fatto che negli ultimi due decenni non si è seminato, «non si è investito in termini di rieducazione, di lavoro per i detenuti, di formazione per il personale, di motivazione: possiamo certamente parlare di un caso di Costituzione inapplicata». Il problema è che il carcere è espressione diretta della società: «L’albero si vede dai frutti, isolando il frutto marcio non si elimina il problema». Di qui l’urgenza di investire in educazione, formazione, politiche giovanili e di recupero della devianza, senza dimenticare «un’adeguata incentivazione del personale carcerario». «Non è una questione di numeri – oggi c’è un agente ogni 1,5 detenuti – ma di motivazione, di formazione, di responsabilizzazione ma anche di remunerazione».

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