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Padova, festa speciale alla Casa di Reclusione

di Eugenio Andreatta (Difesa del Popolo, 21 marzo 2010)


«Cosa c’è di bello da vedere in un carcere? Quello che sta succedendo oggi è così strano, che quando lo raccontiamo in giro la gente non ci crede». Parola di don Eugenio Nembrini, rettore della Fondazione scolastica Sacro Cuore di Milano. In effetti sabato 13 marzo, nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova, è stato un giorno speciale. Bledar Dinja, detenuto albanese di 31 anni, è stato ammesso al catecumenato nel corso di una messa celebrata da don Lucio Guizzo, delegato dal vescovo mons. Antonio Mattiazzo, e da don Nembrini. Alla celebrazione hanno partecipato oltre duecento amici di ogni parte d’Italia.


SE AVVIENE IN CARCERE L’INCONTRO CON LA FEDE

Assieme a Dinja, alle porte della “chiesa” (in realtà l’au- ditorium del carcere), c’era anche Umberto, proveniente da Napoli, che si prepara a ricevere i sacramenti della confessione, della comunione e della cresima. Padrino di Bledar Dinja un altro detenuto, Franco, che in carcere ha incontrato Cristo e che in più occasioni ha raccontato la sua storia di cambiamento a migliaia di persone. Nell’assoluto silenzio don Lucio Guizzo pronuncia le parole del rito di ammissione: «Che cosa chiedi alla chiesa di Dio?». «La fede». E si capisce che quando Franco, Umberto e tutti i presenti dichiarano «Sì, siamo disposti ad aiutarlo», non si tratta di una risposta rituale ma di un’esperienza di fraternità in atto. E così Bledar riceve il segno di croce sugli orecchi, gli occhi, la bocca, sul petto e sul- le spalle. Poi don Guizzo gli impone il suo nuovo nome cristiano, Giovanni, come qualche mese prima il suo amico cinese Wu Ye è stato chiamato Andrea. Giovanni e Andrea, come i primi discepoli di Gesù di cui parla il vangelo del giorno. Ma cos’è successo al Due Palazzi, tra i detenuti che lavorano a fare valigie, biciclette, penne usb, panettoni e altro per il consorzio Rebus? «Qualcosa di totalmente imprevisto – spiega il presidente del consorzio, Nicola Boscoletto – Noi lavoriamo qui da vent’anni, tutto è iniziato senza che lo potessimo prevedere con la presenza di alcuni detenuti al Meeting di Rimini due anni fa». Un evento fatto di incontri (commovente ad esempio quello del dicembre scorso con Margherita Coletta, vedova del brigadiere perito a Nassiriyah), di amicizie, come quella con don Eugenio Nembrini o con l’infermiera ugandese Rose Busingye e le sue amiche di Kampala, molte delle quali ammalate di Aids. Un cammino di amicizia e di incontri nei quali, ha ricordato don Nembrini durante l’omelia, «ognuno di noi può fare esperienza della tenace tenerezza di Gesù». Dopo il pranzo che si è tenuto nei corridoi adiacenti all’auditorium e che si è concluso con la torta, offerta dai due festeggiati e ovviamente prodotta nella pasticceria del carcere, c’è stato un momento di festa. Si è proiettato l’intervento di Margherita Coletta, si è cantato insieme, poi la parola è passata ai cabarettisti di “Zelig” Carlo Pastori e Paolo Cevoli, con le indimenticabili canzoni di Mina interpretate dalla voce raffinata di Raffaella Zago.


UNA GIOIA LA PARTENZA ANTICIPATA DI UN AMICO

Durante la festa, inoltre, un colpo di scena: Youssef Amin, un altro detenuto che lavora per il consorzio, saluta gli amici e se ne va (in anticipo sui tempi previsti), avendo ricevuto in mattinata l’avviso di scadenza anticipata dei termini di carcerazione. La giornata si è quindi conclusa nel campo da calcio del Due Palazzi con il match Detenuti-Ospiti (per la cronaca, 1-1 il risultato). La partita di ritorno? Già fissata, sarà al prossimo Meeting di Rimini.


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